PUBBLICITA' REGRESSO

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Abbiamo più volte denunciato quella deriva mediatica che le questioni penali sembrano avere oramai irreversibilmente preso. Processi celebrati in TV con relative condanne proferite in diretta (o in direttissima), conferenze stampa multi-mediali delle Procure, corredate dalla pubblicizzazione immediata (o con rito immediato) dei materiali d’indagine di maggior impatto (dall’arresto dell’indagato alla captazione telefonica). Oramai lo strumento mediatico si è sostituito interamente alla realtà del processo, divenuta paradossalmente il solo “riflesso” della sua stessa precedente rappresentazione. E, tuttavia, ancora non ci era capitato di assistere ad una occupazione dello spazio mediatico così diretta e “provvidenziale” da parte della magistratura associata, una occupazione clamorosa operata tramite l’acquisto di intere pagine di quotidiano al fine di pubblicizzare il “potere dello Stato” cui la stessa appartiene, la sua presunta efficienza, la inutilità di tutte le riforme pensate da altri che non siano appartenenti a quello stesso ordine. Un exploit tanto straordinario da far ipotizzare ai comitati di difesa dei consumatori una denuncia, non sappiamo quanto provocatoria, per “pubblicità ingannevole”! Ma qui non si tratterebbe in verità di accertare in che misura risulti erronea la collocazione della magistratura penale italiana al primo o al secondo posto in Europa per efficienza e produttività, ma di ragionare sulla opportunità istituzionale di simili forme aggressive di pubblicità, poste in essere da un’associazione che (come è ovvio) riunisce magistratura requirente e magistratura giudicante, e che rivendica cumulandolo su di se l’intero merito della presunta efficienza dei processi e della conseguente difesa della legalità. Un potere dello Stato che scende in campo con una sorta di “pubblicità progresso”, lodando se stesso, promuovendo l’immagine portentosa ed eroica di attività giudiziarie e giurisdizionali che sono viceversa ovvie e doverose, e che dovrebbero essere “pubblicizzate” ogni giorno, ma “di fatto”, nella produzione silenziosa e costante di una immagine della giustizia giusta ed equilibrata, magari separata, ma non litigiosa, che non ha bisogno di promuovere le proprie indagini e i propri “arresti”, e che persegue il suo compito nell’alveo delle prerogative ordinamentali e costituzionali, senza bisogno di manifestazioni ed esibizioni ulteriori. Non si mette in discussione, come è ovvio, il diritto di manifestazione del pensiero e di sostegno all’una o all’altra iniziativa legislativa in materia di giustizia, che sono proprie di un’associazione modernamente intesa, ma si rileva come simili “pubblicità progresso” spettino solo a coloro che ci governano, che hanno una responsabilità politica, nel bene e nel male coltivata con il consenso, un consenso di cui la magistratura non ha costituzionalmente bisogno e della quale non deve mai avere bisogno, se non regredendo ad un livello di populismo demagogico che a noi davvero non piace e che soprattutto non piace alla nostra democrazia.

La Giunta

Roma, 11 dicembre 2014